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Grosseto è un comune di circa 80.000 abitanti situato in Toscana, capoluogo dell'omonima provincia e principale città della Maremma. È il capoluogo di provincia situato più a sud tra quelli della Toscana e, per superficie territoriale, risulta essere il più vasto comune della regione, nonché il terzo dell'Italia centrale e il nono dell'intero territorio nazionale dopo Roma, Ravenna, Cerignola, Noto, Sassari, Monreale, Gubbio e Foggia. A livello demografico, la città contava appena 4.724 abitanti subito dopo l'Unità d'Italia, iniziando da allora una crescita esponenziale che ha portato al superamento della soglia delle 70.000 unità nel 1991 e delle 80.000 nel 2009.
Dal punto di vista urbanistico, la città è uno dei pochi capoluoghi di provincia (Ferrara, Bergamo, Lucca), il cui centro storico è rimasto completamente circondato da una cerchia muraria, nell'insieme integra, che ha mantenuto pressoché immutato il proprio aspetto nel corso dei secoli.
« Così è Grosseto nella sua amabile cerchia di mura cinquecentesche che, ben piantate e bassotte, impennacchiate di alberi frondosi quasi come quelli di Lucca, con i suoi baluardi, fra tutte quelle splendide palme, belle come a Roma, e i pini e i cipressi, risiede come un centro da tavola sulla tovaglia verdissima della pianura maremmana.
Un deserto di bellezza colmo di sole - anche se un velo
Sopra si distende di malinconica tristezza;
Orma d'uomo non calpesta il regno della solitudine
Il deserto in fiore risplende invano.
La spiaggia di Marina di AlbereseLa città è posta a circa 12 km dal mare (dove si affacciano le frazioni comunali di Marina di Grosseto e Principina a Mare), al centro di una pianura alluvionale denominata Maremma grossetana, nel punto di confluenza della Valle dell'Ombrone. In passato, gran parte dell'area pianeggiante era occupata dal Lago Prile che si estendeva quasi fino alla parte occidentale della città. L'antico bacino lacustre costiero dalle caratteristiche palustri è quasi del tutto scomparso a seguito delle opere di canalizzazione rientranti nelle bonifiche settecentesche apportate dai Lorena, completate definitivamente tra gli '20 e '30 del secolo scorso dal governo fascista.
Nella parte nord-orientale del territorio comunale, presso la moderna frazione di Roselle che è sorta nei pressi dell'antica città etrusco-romana, si trova una sorgente termale di acqua sulfurea, della stessa natura e origine che contraddistingue le più rinomate Terme di Saturnia e le altre terme sparse tra il Monte Amiata, l'Area del Tufo e le Colline dell'Albegna e del Fiora.
Nella parte orientale e meridionale del territorio comunale scorre il fiume Ombrone, che con il suo corso prima costeggia la frazione comunale di Istia d'Ombrone e poi si avvicina in alcuni punti alla città con alcune sue anse che precedono la foce situata all'interno del Parco Naturale della Maremma, poco a sud di Principina a Mare.
La parte occidentale del territorio comunale è compresa nella Riserva naturale Diaccia Botrona, area palustre che si estende dove sorgeva l'antico Lago Prile, mentre l'area sud-occidentale rientra nel Parco naturale della Maremma, dove si estende l'area palustre della Trappola e si elevano le prime propaggini dei Monti dell'Uccellina a sud della foce dell'Ombrone.
Nel territorio comunale sono incluse anche le Formiche di Grosseto, nel cuore del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano; gli isolotti e l'intero tratto di mare che bagna il litorale grossetano rientrano anche nell'area marina protetta europea del Santuario dei Cetacei.
Il centro cittadino si trova ad un'altezza di circa 10 metri s.l.m., mentre il restante territorio comunale si estende ad altitudini comprese tra il livello del mare e i 417 metri del Poggio Lecci sui Monti dell'Uccellina, dove sorgono l'Abbazia di San Rabano e la Torre dell'Uccellina; altro rilievo degno di nota è il Poggio di Moscona (317 metri s.l.m.) che, con la sua caratteristica fortificazione, domina l'abitato di Roselle. Comunque, prendendo in esame soltanto le aree urbane e i centri abitati, l'altezza massima si registra a Montepescali con 222 metri s.l.m.
La città dista 145 kma da Firenze, 175 km da Roma, 150 km dallo scalo internazionale e intercontinentale dell'Aeroporto di Fiumicino; le città capoluogo di provincia più vicine a Grosseto sono Siena (71 km) e Livorno (133 km).
Il territorio comunale di Grosseto rientra in ben 4 distinte aree protette.
In particolare, va segnalato che la parte nord-occidentale del territorio comunale è compresa nella Riserva naturale Diaccia Botrona (area umida di grande pregio naturalistico), la parte sud-occidentale rientra nel Parco naturale della Maremma (tra la foce dell'Ombrone, la linea di costa e i Monti dell'Uccellina), le Formiche di Grosseto che sono incluse sia nel Parco nazionale Arcipelago Toscano che nel Santuario dei Cetacei, area marina protetta a livello internazionale che comprende anche l'intero tratto litoraneo del comune di Grosseto, oltre alle acque antistanti.
Aree protette che interessano il Comune di Grosseto
Parco nazionale Arcipelago Toscano
Parco naturale della Maremma
Riserva naturale Diaccia Botrona
Santuario dei Cetacei
Il territorio comunale si estende su un'area interamente classificata a bassissima sismicità. Storicamente, sono stati pochissimi gli eventi sismici che hanno interessato la città e le sue frazioni, i cui epicentri erano comunque localizzati a distanza. Il terremoto più "forte" che si sia mai verificato a Grosseto fu quello della notte del 25 agosto 1909, che ebbe come epicentro Murlo: in quell'occasione i pur modesti effetti furono compresi tra il IV grado della Scala Mercalli che si registrò nelle aree occidentali e meridionali del territorio comunale e il V grado della medesima scala che interessò il centro storico e le aree a nord e a est della città (nella località della provincia di Siena che fu l'epicentro la magnitudo fu di 5.40 della Scala Richter con l'VIII grado della Mercalli). Altri eventi che superarono la soglia delle scosse strumentali furono, per effetto decrescente, quello del 14 agosto 1846 con il IV grado della Scala Mercalli (epicentro ad Orciano Pisano ove si ebbe una magnitudo di 5.71 della Scala Richter ed il IX grado della Mercalli), e quello del 12 febbraio 1905 che raggiunse il III-IV grado della Scala Mercalli (epicentro Santa Fiora con magnitudo 4.83 della Scala Richter e VI grado della Mercalli).

Storia

L'area attorno alla città di Grosseto era già abitata in epoca preistorica, come testimoniano alcune tracce rinvenute nelle grotte del Parco naturale della Maremma, nei pressi della frazione comunale di Alberese. La stessa zona risultava abitata anche in epoche successive, come testimoniano alcuni resti di epoca etrusco-romana. Inoltre, proprio a partire dal VII secolo a.C. andò sviluppandosi l'antica Roselle, fondata dagli Etruschi, passata successivamente ai Romani e rimasta abitata fino al XII secolo, della quale si conserva un vasto sito archeologico che rientra nei confini comunali.
Le origini della città risalgono all'alto Medioevo, nonostante alcuni ritrovamenti più antichi ma molto sporadici che sono stati effettuati in alcuni punti dell'area urbana.
La città viene menzionata per la prima volta nell'agosto 803, quando l'antica chiesa di San Giorgio e molti suoi beni vennero dati in enfiteusi ad Ildebrando Aldobrandeschi, i cui successori furono conti della Maremma grossetana sino alla fine del XII secolo. Iniziò così il dominio degli Aldobrandeschi , con cui la città raggiunse la sua maggior potenza, grazie all'elevato grado di indipendenza che l'Impero concesse alla contea da loro amministrata.
Tra il 1137 e il 1138 la città e i suoi abitanti conobbero importanti momenti di gloria; prima venne respinto un violento assedio condotto dal duca Arrigo di Baviera, successivamente vi fu trasferita la sede vescovile, la cui cattedra aveva avuto fino a quel momento la sede nell'antica Roselle; nel 1151 la città prestò giuramento a Siena, con la quale stipulò anche importanti accordi per la dogana del sale.
L'inizio del Duecento vide la nascita del libero Comune. Nel 1204 venne redatto la Carta delle Libertà, uno statuto che regolava i rapporti tra i singoli cittadini e tra la cittadinanza e i conti Aldobrandeschi che vi governavano, pur con una certa sottomissione a Siena. Nel 1222, gli Aldobrandeschi concessero ai cittadini la facoltà di nominare un podestà, tre consiglieri e i consoli, atto che portò ad una disobbedienza civile verso il comune di Siena. Il successivo invio di tremila uomini da Siena e una serie di attività diplomatiche intraprese ristabilirono, nel settembre del 1244, fedeltà e obbedienza, pur rimanendo alla cittadinanza i privilegi che erano stati concessi dall'Impero alla contea aldobrandesca.
Nel 1224, l'imperatore Federico II visitò la città, favorendo in seguito l'arrivo e la permanenza in città di poeti, uomini della nobiltà da ogni parte d'Italia, grazie alla sua fama di personaggio colto e di mecenate. Proprio durante la permanenza a Grosseto, Federico II riuscì a smascherare la congiura di Capaccio ordita da Pandolfo di Pasanella.
Dopo la serena parentesi Umberto e Aldobrandino Aldobrandeschi, morto il padre Guglielmo, cercarono di riconquistare ai Senesi i domini perduti; gli eserciti senesi però, nel 1259, costrinsero alla resa la città e nominarono podestà un loro concittadino. Di nuovo libera dopo appena un anno, Grosseto combatté a fianco di Firenze nella battaglia di Montaperti; rioccupata, devastata, scomunicata da Clemente IV, recuperata la libertà, dichiarata la Repubblica con a capo Maria Scozia Tolomei, assediata da Ludovico il Bavaro e dall'antipapa Nicola V nel 1336, subì la definitiva sottomissione a Siena.
Tentativi di rivolta che portarono allo Statuto del 1421 , pestilenze, tra le quali quelle del 1430 e del 1527 (a cui seguì l'anno successivo una incursione del corsaro Barbarossa), caratterizzarono il periodo precedente al 1552 anno in cui i Grossetani cacciarono gli Spagnoli che presiedevano la città.
La definitiva caduta della Repubblica di Siena e la successiva pace di Cateau-Cambrésis determinarono il passaggio della città nel Granducato di Toscana. Proprio in questo periodo, i Medici ricostruirono una più ampia e fortificata cinta muraria, crearono l'Ufficio dei Fossi, ed iniziarono a costruire nuove strade. Tuttavia, la trascuratezza per le aree pianeggianti attorno alla città non risolse i problemi legati alla malaria.
Il passaggio di consegne nel Settecento dalla dinastia dei Medici a quella dei Lorena che divennero i nuovi granduchi di Toscana, fece sì che la città, il suo territorio e l'intera provincia fossero separati da Siena. Pietro Leopoldo concesse la podesteria, costituendo di fatto l'ente provinciale, con nuovi ordinamenti politici ed economici.
Dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando III di Toscana fece riprendere le opere di bonifica della Maremma, grazie alla collaborazione dell'ingegnere Vittorio Fossombroni. Anche il successore Leopoldo II di Lorena continuò le opere di risanamento della pianura grossetana, stabilendo un ottimo rapporto reciproco con la cittadinanza, tanto che i Grossetani, il 1º maggio 1846, inaugurarono in Piazza delle Catene il Monumento a Canapone a lui dedicato. La politica divise in seguito i Grossetani dal granduca, Grosseto partecipò attivamente al Risorgimento, pur ricordando sempre positivamente nel corso del tempo la figura del granduca, anche dopo la sua definitiva partenza da Firenze che seguì l'Unità d'Italia.
L'abolizione dell'estatatura nel 1897 costituì le premesse per lo sviluppo che la città e il territorio hanno conosciuto durante il secolo scorso; i cui avvenimento più funesti furono certamente il bombardamento aereo che la città subì durante la seconda guerra mondiale il 26 aprile 1943, lunedì dell'Angelo di quell'anno, e l'eccidio di Maiano Lavacchio del 22 marzo 1944, tragico evento nel quale furono uccisi i Martiri d'Istia, un gruppo di giovani che risiedeva principalmente nella frazione comunale di Istia d'Ombrone.

Centro Storico

Il meraviglioso centro di Grosseto può vantare un particolare e sicuramente interessante primato che può condividere con altre città d’Italia, la cittadina infatti è una delle poche ad avere la cinta muraria ancora in perfetto stato di conservazione, il suo centro storico risulta infatti, ancora oggi, completamente circondato da imponenti e forti mura di cinta, che donano alla favolosa città maremmana un aspetto certamente austero ed importante.
La Cattedrale di San Lorenzo, edificio sacro principale di Grosseto, la sua costruzione risale al 1138 e si presenta come un affascinante esempio di arte gotica, l’interno custodisce poi alcuni pregiati affreschi ed un bellissimo altare maggiore.
La Chiesa della Misericordia, antichissima sede di alcune confraternite ed ordini religiosi, la sua costruzione risale al XII secolo anche se il suo attuale aspetto è dovuto ad alcuni rimaneggiamenti del XIX secolo.
Il Convento delle Clarisse e la Chiesa dei Biagi, entrambi attualmente sconsacrati, la loro costruzione si colloca nel periodo medievale anche se non mancano elementi architettonici settecenteschi e barocchi.
La Chiesa di San Francesco, splendida costruzione medievale rimaneggiata nel corso dei secoli successivi, la sua originaria funzione fu quella di convento dei Francescani, al suo interno si potranno ammirare numerose opere d’arte, tra cui un fantastico tabernacolo in legno ed alcuni affreschi di pregevole fattura.
La Chiesa di San Pietro, uno degli edifici più antichi della città di Grosseto, la sua costruzione avvenne lungo il tracciato della via Aurelia.
Il Palazzo Aldobrandeschi, la sua costruzione risale al periodo medievale, anche se l’aspetto attuale è dovuto alle successive ristrutturazioni che hanno riguardato la struttura nel XIX secolo, l’edificio si presenta come un favoloso esempio di arte gotica, ricco di elementi architettonici, oggi è sede della Provincia.
Il Teatro degli Industrii, ancora oggi in attività, si tratta di un’affascinante costruzione del XIX secolo, realizzata su di un preesistente edificio storico.
Il Palazzo Comunale, un accattivante edificio neo-rinascimentale che si affaccia in Piazza Dante.
Il Cassero del Sale, la cui antica funzione fu quella di punto di raccolta e smistamento del sale proveniente dalle saline, la sua costruzione risale al XIV secolo e sorge nelle immediate vicinanze di Porta Vecchia.
Il Museo Archeologico ed Arte della Maremma, ospitato all’interno del Palazzo del Vecchio Tribunale, nelle sale del museo si articola una vaste esposizione di urne cinerarie rinvenute nelle vicine necropoli di Volterra e Chiusi, di oggetti e reperti etruschi e romani, viene inoltre raccontata la storia della limitrofa cittadina antica di Roselle, con riferimenti all’età del ferro, alla dominazione etrusca ed al periodo della politica dell’Impero Romano.
Il Museo di Arte Sacra della Diocesi di Grosseto, anch’esso ospitato nel palazzo del Vecchio Tribunale, si tratta di un’esposizione di opere d’arte religiosa, oggetti di antiquariato, ed alcuni splendidi dipinti, tra i quali meritano di essere citati “La Madonna” e ”Il Giudizio Finale”.
Il Museolab della città di Grosseto, una sorta di museo innovativo, all’interno del quale vengono spiegati e descritti ai visitatori i nuovi metodi di ricerca archeologica ed i risultati di studi recenti, ma anche ricostruzioni, grafici e pannelli esplicativi, che donano interessanti informazioni sulle attività economiche, politiche e quotidiane nel passato, vengono inoltre raccontati i metodi di ricerca degli Archeologi, il museo ha sede nei locali dell’ex convento delle Clarisse.
Il Museo di Storia Naturale della Maremma, un interessante centro che ospita una vasta collezione di mineralogia, zoologia, preistoria e paleontologia, la visita si articola attraverso numerose sale, nelle quali si potranno ammirare meravigliose esposizioni e pannelli esplicativi che raccontano le caratteristiche morfologiche del territorio grossetano.
L’Acquario Comunale, ospitato nei locali del Bastione delle Rimembranze lungo le mura di cinta, all’interno si potranno ammirare numerose vasche che accolgono specie ittiche del Tirreno, e una grande collezione di conchiglie provenienti dal Mediterraneo e dai mari tropicali.

lo Stemma

Inizialmente, lo stemma della città di Grosseto era costituito unicamente dal grifone, mitico animale alato che rievoca la cultura e le origini dei cittadini grossetani, riconducibili al popolo etrusco che, fin dal VII secolo a.C., si era insediato ed aveva abitato l'antica Roselle, città che ha costituito le vestigia del capoluogo maremmano.
In epoca medievale il grifone fu collocato sopra uno scudo rosso che rappresentava la vicinanza al partito ghibellino. Superato l'assedio del settembre 1328 quando, a seguito di quattro giorni di continua e intensa battaglia, vennero respinte le truppe di Ludovico il Bavaro, il grifone venne armato di una spada, a ricordo dello storico evento in cui la città passò agli onori delle cronache militari dell'epoca. Da allora, lo stemma comunale è pervenuto fino ai giorni nostri senza ulteriori modifiche.

Piazza Dante




Piazza Dante è la piazza principale di Grosseto, sede dei più importanti edifici della città.La piazza, dalla caratteristica forma trapezoidale, è stata realizzata tra il Duecento e il Trecento ed è costituita da due aree che si ricongiungono l'una con l'altra, senza soluzioni di continuità, dinanzi al sagrato della cattedrale.
L'area principale della piazza è compresa tra la fiancata meridionale destra del Duomo, la facciata principale di Palazzo Aldobrandeschi e il loggiato che si articola senza soluzione di continuità sul lato meridionale e su quello occidentale. Al centro di un'area leggermente rialzata, sotto la quale si trovava una cisterna, si trova il Monumento a Canapone (il granduca Leopoldo II di Lorena), che sorge nel punto dove nei secoli scorsi doveva essere presente il pozzo della corrispondente cisterna sottostante. L'area che racchiude la cisterna interrata è delimitata da una serie di colonnini e catene, che hanno portato i Grossetani a denominare "Piazza delle Catene" questa sezione di Piazza Dante.
L'altro spazio di superficie minore che costituisce la piazza si estende tra il sagrato della cattedrale, il Palazzo Comunale, costruito a partire dal 1867 nel punto in cui sorgeva la chiesa di San Giovanni Decollato, e il novecentesco edificio con loggiato che venne costruito negli anni immediatamente successivi al Ventennio fascista (1947-48) al posto dell'antico Palazzo dei Priori, il cui aspetto è visibile soltanto in alcune stampe d'epoca.
All'estremità settentrionale di Piazza Dante ha inizio Corso Carducci, principale via del centro storico che conduce fino all'area di Porta Nuova; all'estremità sud-orientale della piazza ha origine Strada Ricasoli che conduce a Piazza del Sale dinanzi a Porta Vecchia.
Da notare, infine, la Colonna romana collocata all'angolo destro della facciata del Duomo che, dal periodo medievale fino alla metà dell'Ottocento, aveva trovato posto nella parte meridionale della piazza.

Palazzo Aldobrandeschi



Palazzo Aldobrandeschi, sede della Provincia di Grosseto e noto anche come Palazzo della Provincia, è uno dei principali palazzi del centro storico di Grosseto. La facciata principale dell'edificio, rivolta verso ovest, si affaccia su Piazza Dante e ne delimita il lato orientale, presso il quale vi è l'imbocco di Strada Ricasoli che, scendendo leggermente, conduce a Piazza del Sale.
Un primo fabbricato, costruito in epoca medievale, era collegato alla vicina rocca aldobrandesca, presso la quale sorgeva anche una chiesa, dedicata a San Giorgio; sia la chiesa che l'intero complesso della rocca sono scomparsi nel corso dei secoli, lasciando posto agli attuali edifici situati tra il lato meridionale di Piazza Dante, il Cassero del Sale e il lato sud-occidentale delle Mura medicee. Con l'abbandono e la susseguente demolizione della rocca, il palazzo divenne la residenza cittadina degli Aldobrandeschi.
In epoca medievale e anche nei secoli successivi, il preesistente palazzo aldobrandesco doveva certamente ospitare alcune istituzioni legate alla vita cittadina dell'epoca che, una volta persa l'indipendenza, erano sottomesse prima a Siena e successivamente al Granducato di Toscana.
Il graduale spopolamento della città, dovuto alle migrazioni verso le colline dell'entroterra a causa del dilagare della malaria, portò ad un lungo periodo di decadenza, sia per la città che per le sue sedi istituzionali. Il lento e inesorabile degrado, protrattosi per alcuni secoli, culminò con la decisione di abbattere e ricostruire quel che rimaneva dell'antico palazzo aldobrandesco.
Agli esordi del 1898 cinquecento cittadini grossetani inviano al consiglio provinciale una petizione per l'acquisto e il ripristino dell'antico Pretorio, destinandolo a sede degli uffici della provincia: il palazzo, dopo essere stato per lungo tempo la sede del Podestà, ospitava all'epoca appartamenti privati e botteghe ed era composto da quattro diversi nuclei accorpati. Dopo aver accantonato, per la forte opposizione della popolazione, l'ipotesi di costruire la propria sede fuori delle mura, il consiglio provinciale delibera il progetto di nuova costruzione dell'immobile, demolendo gli edifici preesistenti. Vengono incaricati della redazione del progetto l'architetto Lorenzo Porciatti e l'ingegner Ciriaco Salvadori; la commissione giudicatrice, presieduta dall'architetto Guglielmo Calderini di Perugia, orienta la scelta verso il progetto del grossetano Porciatti, in considerazione dei costi e dell'aspetto estetico dell'opera.
Sulla stampa locale dell'epoca si legge:
« dal lato decorativo verrà restituito a Grosseto il migliore dei suoi monumenti civili, ripristinando con l'elegantissimo stile gotico senese della facciata e dei fianchi uno di quegli edifici che l'ignoranza degli uomini e la barbarie dei tempi deturparono. »
Il progetto realizzato, diverso da quello sottoposto alla commissione, è sostanzialmente rimaneggiato e modificato su "consiglio" del Calderini. Le demolizioni sono avviate nell'autunno del 1899 e i lavori, eseguiti dalla ditta Piero Ciabatti di Grosseto per una spesa totale di 68.408 lire, vengono iniziati il 5 aprile del 1900.
Il nuovo palazzo è ufficialmente inaugurato il 31 maggio del 1903 alla presenza delle autorità.
L'edificio è situato nel cuore del centro storico di Grosseto, in un'area che costituisce il centro nevralgico della città "intra moenia", attraversato dal corso decumano dell'asse di via Carducci.
La facciata del palazzo definisce il fronte settentrionale di Piazza Dante, detta anche del Duomo, ed è circondata a ovest dal fianco lapideo della cattedrale e a sud e a est dai due fronti porticati della piazza, caratterizzati dall'accorpamento di diverse unità su tre e quattro piani, alcune delle quali connotate dal medesimo lessico neogotico del palazzo della Provincia.
Il lotto su cui insiste palazzo è delimitato dai due antichi e angusti borghi di via Aldobrandesca (a ovest) e Galilei (a est) e confina a sud con altre unità residenziali.
Il palazzo presenta una pianta poligonale e una volumetria articolata, sviluppata su due, tre e quattro piani fuori terra più un livello ammezzato.
L'edificio è fortemente connotato dal carattere neogotico, rintracciabile nell'articolazione dei volumi e esplicitato negli elementi formali e decorativi, dell'esterno come dell'interno, e nell'uso dei materiali, travertino e mattoni, che rimanda chiaramente agli edifici pubblici del gotico senese.
Il fronte principale, sulla centrale Piazza Dante, presenta un andamento articolato e asimmetrico ed è composto da quattro diversi nuclei costituiti da due torri (più alta quella più prossima al Duomo) intervallate da due corpi più bassi.
Il piano terra, qualificato dal basamento in travertino, è ritmato da una serie di aperture - un portale archivoltato, cinque aperture finestrate e una feritoia - con arco a sesto ribassato e ghiera archiacuta (nelle sei lunette del portale delle aperture sono presenti altrettanti stemmi con simboli araldici).
Il piano nobile è ricondotto a maggior simmetria grazie alla teoria di sette finestre trifore (trilobate, con colonnine in marmo, ghiera in mattoni e stemmi nella lunetta come per i portali sottostanti): la centrale, in realtà una porta finestra, affaccia su un balconcino con mensole in marmo di foggia rinascimentale e davanzale in marmo traforato.
Il terzo piano è caratterizzato da tre bifore (trilobate e con colonnine in marmo) e da una quadrifora in corrispondenza della torre centrale; la torre situata all'estremità occidentale presenta inoltre due luci quadrate, con cornice modanata in marmo, al quarto livello.
Il fronte è concluso da una cornice a beccatelli (con archetti in mattoni e mensole in marmo) e da un attico merlato in mattoni e travertino, laddove i merli sono tagliati da semplici feritoie; tale motivo qualifica gerarchicamente il fronte principale rispetto a quelli laterali, che ne sono sprovvisti.
Sull'angolo con la via Galileo il fronte, smussato, presenta al primo livello un balconcino in marmo, a pianta poligonale, e una finestra con ghiera mistilinea e la merlatura dell'attico è sostituita da un archetto su pilastri che evoca la vela dei campanili medievali, evidente allusione all'antico richiamo della popolazione.
Il lato occidentale, su quattro livelli, è caratterizzato da una muratura in laterizio per i primi tre piani, scanditi da semplici aperture archivoltate, ed è concluso da una loggia a quattro fornici a tutto sesto inserita in un paramento in travertino.
Il lato orientale, su due livelli, è una semplice cortina in mattoni con tre aperture arcate per piano.
Dal portale sulla piazza si accede ad un andito, goticamente caratterizzato grazie alle decorazioni pittoriche delle pareti e della finta volta a crociera; la scala in pietra serena, di ispirazione scarpiana, è invece il risultato del restauro degli anni Novanta.
Alla destra dell'andito si accede ad un'ampia sala riunioni, completamente riqualificata a seguito del recente restauro, e ad alcuni locali di servizio; alla sinistra si giunge alla portineria, alla scala di servizio e all'ascensore.
In asse con l'andito è situato il vano scale, anch'esso medievaleggiante, con volta a crociera su mensole, finestrone triforo e scala a tre rampe con pilastro ottagono in travertino e balaustra a colonnette in pietra serena.
Al piano nobile sono situati gli uffici della direzione e, in corrispondenza con la sottostante sala conferenze, la sala del Consiglio: questa presenta sul lato nord tre monofore archiacute, che affacciano su una chiostrina interna, ed è caratterizzata dalla decorazione neogotica alle pareti (opera come per il piano terra e per le lunette della facciata dei pittori fiorentini Torrini e Vanni) e dai banchi e sedute in legno, progettate dallo stesso Porciatti.
Il terzo piano, al quale si accede dalla scala di servizio, riguarda soltanto due dei quattro nuclei che compongono l'edificio ed è completamente destinato ad uffici distribuiti attorno al centrale corridoio; il quarto piano è composto di un unico vano (l'interno della torre occidentale) e la superficie rimanente è destinata a terrazza praticabile, articolata su diversi livelli e raccordata da scale.

il Palazzo Comunale



Il Palazzo Comunale di Grosseto si affaccia all'estremità settentrionale di Piazza Dante, sul lato sinistro rispetto al Duomo; la sua facciata laterale sinistra costeggia il tratto iniziale di Corso Carducci. Ospita la Giunta, il Consiglio e gli uffici amministrativi del Comune di Grosseto.

L'edificio venne costruito nel corso della seconda metà dell'Ottocento, più precisamente a partire dal 1867, per trasferirvi la sede del Comune che, fino ad allora, era ospitata nell'oramai fatisciente "Palazzo Pretorio" (Palazzo Aldobrandeschi) che, dopo la sua ricostruzione successiva, diverrà sede della Provincia.

Nel punto in cui venne costruito il palazzo, sorgeva precedentemente la chiesa di San Giovanni Decollato, che risultava oramai sconsacrata ed adibita a magazzino prima della sua demolizione che si rese necessaria per la costruzione della nuova sede municipale.

Il Palazzo Comunale di Grosseto si sviluppa su tre livelli, con la facciata principale preceduta da un portico costituito da tre archi a tutto sesto, separati da dei robusti pilastri; sopra l'arco centrale si affaccia un piccolo terrazzo dove sono esposte le bandiere istituzionali. Altre due archi a tutto sesto permettono di accedere al portico provenendo sia dal lato sinistro che da quello destro. La parte sommitale si caratterizza per il frontone, al cui interno è presente un orologio.

La facciata laterale sinistra riprende gli elementi stilistici della facciata principale, con i vari portoni d'ingresso del pian terreno sovrastati da archi a tutto sesto; sia questa facciata che quella principale presentano il livello inferiore rivestito in bugnato, mentre risultano intonacate sui due livelli superiori.

Nell'insieme, lo stile predominante che caratterizza l'edificio è certamente quello neorinascimentale.

il Monumento a Canapone



Il monumento, dedicato al granduca Leopoldo II di Lorena che fu amichevolmente soprannominato "Canapone" dai grossetani, fu realizzato dallo scultore ascianese Luigi Magi poco prima della metà dell'Ottocento. La sua collocazione al centro di piazza delle Catene risale alla primavera del 1846.
Il monumento si trova nel punto in cui sorgeva un pozzo che, nei secoli precedenti, era necessario per il rifornimento idrico delle abitazioni situate nella corrispondente area del centro storico; la cisterna sottostante fu interrata nello spazio corrispondente all'area delimitata dalla circonferenza rialzata.
Il monumento a Canapone è un gruppo scultoreo in marmo bianco collocato sopra un alto basamento.
La statua centrale, di altezza superiore a tutte le altre, rappresenta il granduca Leopoldo II di Lorena, a cui è dedicata l'opera. Canapone presenta un volto rilassato, con la caratteristica barba e lo sguardo rivolto alla sua sinistra verso la donna dal volto triste che tiene con la sua mano sinistra risollevandola. La donna è la madre del bambino morente che si appoggia con la testa sulla sua coscia sinistra. La donna costituisce la rappresentazione allegorica della Maremma, il bambino morente del futuro a cui sembrava essere destinata. Tuttavia, nello sguardo della donna rivolto verso il granduca si scorgono segnali di speranza.
Con la mano destra, il granduca tiene un bambino nudo, di età superiore a quello scolpito nell'altra statua, che schiaccia con i suoi piedi un serpente che, al tempo stesso, viene morso da un grifone. Allegoricamente, questo bambino tenuto per mano dal granduca rappresenta il cambiamento positivo che Leopoldo II di Lorena è riuscito a dare per il futuro della terra di Maremma, contribuendo a debellare la malaria che viene rappresentata dal serpente morente, alla cui uccisione collabora anche il grifone che rappresenta la città di Grosseto, della quale oggi ne costituisce sia il simbolo che lo stemma comunale.

la Colonna Romana

La Colonna romana è un monumento situato in Piazza Dante.
La colonna, risalente certamente all'epoca romana, fu presente nella piazza principale di Grosseto fin dal periodo medievale.
I motivi della sua presenza così precoce in città non risultano essere ancora molto chiari, anche se è ipotizzabile che la colonna fosse collocata originariamente all'interno dell'antica Roselle, da dove è stata poi trasportata a Grosseto prima del definitivo abbandono.
Giunta in città, la colonna venne collocata nella piazza, dove trovò posto per lungo tempo nella parte meridionale, nei pressi dell'imbocco di Strada Ricasoli. Fin dall'epoca medievale, la colonna veniva utilizzata per le affissioni pubbliche relative a bandi e a avvisi che interessavano l'intera cittadinanza.
Con la riqualificazione ottocentesca di Piazza delle Catene, che vide il collocamento al centro del Monumento a Canapone, fu deciso lo spostamento della colonna romana davanti all'angolo sud-occidentale del sagrato della Cattedrale di San Lorenzo.
La Colonna romana di Piazza Dante si presenta a forma circolare, ben conservata, poggiante su un basamento posticcio. Ha trovato la sua attuale collocazione davanti all'angolo destro della facciata del Duomo verso la metà dell'Ottocento
Alla sommità spicca un caratteristico e pregevole capitello composito di ordine corinzio.

Corso Carducci






Corso Carducci è la via principale del centro storico di Grosseto.

Situata nell'area pedonale, la strada si sviluppa dritta in direzione sud-nord, coincidendo con un tratto dell'antico tracciato della Via Aurelia che attraversava il centro storico cittadino.

Il corso è stato realizzato con un ampliamento della sede stradale tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, abbattendo alcuni porticati sporgenti che immettevano ai relativi edifici. Gran parte dei fabbricati che si affacciano lungo il corso hanno pertanto subito lavori di ristrutturazione e, talvolta, di ampliamento, rispettivamente per consentire l'allargamento della via precedente e per rendere maggiormente scenografico lo scenario lungo il corso.

La via ha inizio dalla parte settentrionale di Piazza Dante, proprio parallelamente al fianco sinistro del Palazzo Comunale, e termina presso Porta Nuova, nel punto in cui era collocata durante il secolo scorso la Barriera di Porta Nuova, caratteristica cancellata in ghisa che sostituì l'antica porta. Il corso è, indiscutibilmente, la principale via dello shopping cittadino.

Procedendo da sud a nord, vi si affacciano, sul lato destro, il fianco sinistro del Palazzo Comunale, il Palazzo Vescovile, alcuni palazzi in stile neoclassico e liberty, tra i quali Palazzo Berti, Palazzo Cappelli, Palazzo Pallini, Palazzo Tognetti e il Palazzo del Genio Civile, oltre alla facciata principale della Chiesa di San Pietro nei pressi della quale, sul lato opposto, si trova il Palazzo Berti, fronteggiato dall'Ex Palazzo della Banca d'Italia.

Palazzo Tognetti e Palazzo del Genio Civile

Palazzo Tognetti è un edificio ad uso polifunzionale situato tra corso Carducci e via Cairoli 3 .
L'edificio venne realizzato per conto dei fratelli Tognetti, proprietari di un'agenzia giornalistica, su progetto dell'ingegner Giuseppe Luciani nel 1910.
Considerato uno degli esempi più decisi di connotazione liberty all'interno del tessuto edilizio cittadino, sorge in pieno centro storico, in angolo tra la via Cairoli ed il corso Carducci, già corso Carlo Alberto, principale direttrice cittadina attualmente zona pedonale intensamente frequentata, sulla quale prospetta con il lato corto. Gli è contiguo il Palazzo del Genio Civile, costruito negli stessi anni con connotazioni decorative di simile derivazione; di fronte si apre lo slargo della piazza Socci.
Di impianto rettangolare, l'edificio si eleva su tre piani fuori terra più attico. I fronti, sottolineati da fasce marcapiano e divisi in settori regolari da lesene scanalate e modellate alla base e all'altezza dei capitelli, appaiono caratterizzati da una ricca decorazione in pietra artificiale a motivi floreali a traforo intorno alle aperture e nella lunga balaustrata di chiusura della terrazza superiore. Il piano terreno, occupato in angolo dalle pregevoli vetrine in legno dell'esercizio commerciale, assolve con la superficie grezza del cemento a sbruffo la funzione di basamento, concluso da una cornice di sapore classicheggiante. Gli ingressi sono caratterizzati da una cornice in pietra artificiale, adottata anche intorno alle aperture dei piani superiori, nella cui modellazione sono presenti elementi floreali; motivi a racemi vengono riproposti nelle ringhiere in ferro battuto dei terrazzini che segnano il centro delle due facciate e nelle lunette delle porte e delle finestre, e, insieme al traforo a girali e volute dei parapetti e della balaustrata di coronamento, costituiscono come il principale motivo decorativo di ispirazione liberty. Altra particolarità dell'edificio è il contrasto cromatico creato tra il grigio della pietra artificiale, - materiale all'epoca "moderno" e di largo impiego per le parti decorative - e il colore chiaro delle superfici intonacate dei prospetti.
All'interno, il vano di ingresso, debolmente illuminato dal sovrapporta vetrato, conserva la pavimentazione in piastrelle esagonali in cemento colorato e, collocata sul fondo, la scala elicoidale in graniglia con ringhiera in ghisa a colonnini e corrimano in legno. La rilevanza estetica della scala, particolarmente significativa nel disegno di progetto, diminuisce nella realizzazione, che risulta poco valorizzata per la ubicazione e soprattutto, nonostante il lucernario di copertura, per la mancanza pressoché totale di luce; il forte avvitamento e l'esiguo spazio a disposizione rendono inoltre la scala eccessivamente stretta ed angusta, di non agevole uso. Lo spazio si dilata tuttavia all'ultimo piano grazie al lucernario, segnato alla base da una elegante cornice in stucco con mensoline binate negli angoli. Gli appartamenti, due per ciascun piano, sono adibiti ad uffici ed abitazioni.

 Palazzo del Genio Civile

L'edificio è situato nel centro storico .All'interno della città murata, e si affaccia su viale Carducci, asse di collegamento trasversale tra la porta nord del circuito murario e l'epicentro di piazza Duomo nonché 'corso' destinato al passeggio e alle attività commerciali. Il fronte principale è inquadrato, oltre l'asse occidentale di viale Carducci, da uno slargo triangolare (definito dai palazzi dell'Archivio di stato e delle Guardie municipali) e è fiancheggiato a nord dalla facciata liberty del palazzo Tognetti e a sud dal fronte del palazzo dell'Ina, ambedue allineati col filo stradale. Sul retro l'edificio affaccia su piazza Indipendenza, caratterizzata sul lato nord dall'abside romanico della chiesa di San Pietro e sul lato est dal volume isolato della chiesa di San Francesco: tale affaccio si connota diversamente al fronte principale, sia nei motivi decorativi che nel disegno delle aperture, a sottolineare la diversità del contesto urbano e della funzione (accesso secondario di servizio).





il Teatro degli Industri



Il Teatro degli Industri è il principale teatro di Grosseto e della sua provincia. L'edificio si trova lungo Via Mazzini, la strada che segue parallelamente le mura lungo il lato sud-occidentale e nord-occidentale. L'origine è da ricercare in quel primo salone fatto costruire nel 1819 dalla locale Accademia degli Industri. La sala era capace di ospitare circa 500 persone tra la platea, circondata da portico, e i 36 palchi su due ordini. Dopo alcune modifiche ai palchi, realizzate nel 1869, il teatro fu interessato da un consistente piano di ampliamento e ristrutturazione fra il 1888 e il 1892 su progetto dell'architetto senese Agusto Corbi e sotto la direzione dell'ingegner Ferdinando Ponticelli: fu realizzata una sala a ferro di cavallo, per 800 spettatori, con 56 palchi distribuiti su tre ordini. Passato alla gestione privata della ditta Bernieri, nel 1928 il fabbricato subì alcuni restauri all'ingresso, al bar e alla hall, oltre al completo rifacimento della facciata. Nel 1938 l'Accademia cedette anche la proprietà al Comune che, soprattutto nel secondo dopoguerra, incrementò l'utilizzo della sala per la proiezione di spettacoli cinematografici. I danni riportati nel corso dell'alluvione del 1966 obbligarono ad un consistente intervento di recupero progettato dall'architetto Giuliano Bernardini che ha riportato il teatro alla sua fisionomia originaria con consistenti lavori non solo di restauro, ma anche di radicale rifacimento delle coperture prospicienti via Mazzini. Fra il 1989 e il 1990, nell'ambito del progetto integrato Regione Toscana-FIO per il restauro dei teatri, iniziano, sotto la direzione dell'ingegner Giancarlo Fedeli, ulteriori lavori di restauro e adeguamento alla nuova normativa sulla sicurezza. La riapertura e il definitivo rilancio arrivano alla fine del decennio. Oggi si può di nuovo ammirare il teatro in tutta la sua piccola, ma armoniosa struttura. Gli ultimi lavori, voluti dall'amministrazione comunale, hanno riportato il teatro alla forma primitiva, grazie all'opera dell'architetto Giuliano Bernardini, che ha diretto i lavori, coadiuvato soprattutto da tecnici e competenze interne agli uffici tecnici del comune. Dopo questo ultimo investimento comunale, il teatro ha ripreso la sua funzione di spazio culturale cittadino con una particolare vocazione per la prosa. L'edificio che ospita il Teatro degli Industri, disposto su due livelli, presenta la facciata principale rivestita da intonaco, con tre portoni d'ingresso sovrastati da archi a tutto sesto e 4 lesene, due che separano il portone principale dai portoni laterali destro e sinistro e due collocate tra ognuno dei due portoni laterali e la rispettiva estremità della facciata: tutte e 4 le lesene culminano con capitelli che sostengono, in tutto, 3 timpani aperti all'estremità inferiore (uno centrale e due laterali). In ciascuna delle tre partizioni della facciata principale, sopra ad ogni portone d'ingresso, si trova una mensola cordonata che anticipa la soprastante finestra rettangolare; tra la parte superiore delle tre finestre e i timpani sommitali sono collocate maschere e ghirlande in pietra.

il Pozzo dello Spedale e il Pozzo della Bufala


Il Pozzo dello Spedale è un pozzo-cisterna situato in Piazza San Francesco .
L'opera venne realizzata nel 1465 dallo Spedale di Grosseto, all'epoca dipendente da quello di Santa Maria della Scala di Siena, la cui sede era nell'edificio che si affaccia sul lato orientale di Piazza San Francesco, che attualmente ospita il Polo Universitario Grossetano.
L'istituzione committente dei lavori ha conferito la denominazione a questo pozzo-cisterna, che venne costruito per favorire l'approvvigionamento idrico della struttura ospedaliera e delle abitazioni situate nella parte settentrionale del centro storico; la città di Grosseto, infatti, da sempre ha sofferto della mancanza d'acqua a causa delle precipitazioni piuttosto scarse e irregolari e dell'assenza di sorgenti nelle aree circostanti.
Con il miglioramento del sistema di rifornimento idrico cittadino, avvenuto tra il Settecento e l'Ottocento, l'opera perse quelle che erano le sue originarie funzioni, tanto da andare incontro ad un lento ed inesorabile declino. Una serie di restauri avvenuti durante il secolo scorso hanno permesso di riportare il pozzo monumentale al suo antico splendore.
Il Pozzo dello Spedale si presenta come una struttura monumentale in travertino, con un basamento esagonale che ne delimita l'apertura per la raccolta d'acqua, sotto la quale si trova la corrispondente cisterna non più funzionante. Lungo il basamento sono collocati lo stemma dello Spedale di Santa Maria della Scala e quello della città di Siena in cui aveva sede.
Il pozzo è delimitato lateralmente da due pregevoli colonne a sezione circolare, poggianti anch'esse su altrettanti basamenti, alla cui sommità danno appoggio alla pregevole struttura architravata sulla quale poggiano due pinnacoli laterali ed uno centrale più grosso, tutti quanti di forma sferica.








Il Pozzo della Bufala è un pozzo-cisterna situato nel Chiostro di San Francesco a Grosseto. La denominazione è stata conferita da una bufala che, per fuggire al macello a cui era destinata, entrò all'interno del chiostro precipitando e morendo nell'enorme buca che era stata scavata per

L'opera venne realizzata nel 1590 al centro del cortile del chiostro del Convento di San Francesco, che precedentemente si presentava sotto forma di un prato erboso.

La realizzazione del pozzo-cisterna, che aveva lo scopo di approvvigionare il convento, fu commissionata da Ferdinando I de' Medici, per poter sostituire il preesistente pozzo, situato all'esterno dell'attuale area conventuale, che fu abbattuto durante i lavori di costruzione delle Mura medicee.

Con la costruzione del pozzo, l'area erbosa all'interno del chiostro venne completamente lastricata.

Aspetto attuale Il Pozzo della Bufala si presenta come una struttura monumentale in travertino, collocata lungo la diagonale al centro del cortile del Chiostro di San Francesco, che in quel punto risulta rialzato per accogliere la sottostante cisterna.

Il pozzo propriamente detto si trova al centro del doppio basamento circolare e presenta ancora oggi l'apertura per incanalare l'acqua piovana nella cisterna interrata; lungo la struttura muraria che lo delimita vi è collocato uno stemma. Lateralmente si elevano due colonne a sezione circolare che culminano con capitelli, sui quali poggia la pregevole struttura architravata che caratterizza il coronamento sommitale, sul quale poggiano due pinnacoli laterali ed uno centrale più ampio e di forma sferica.

il Cassero del Sale






Il Cassero del Sale è uno storico edificio del centro storico di Grosseto. Il fabbricato si affaccia sulla caratteristica Piazza del Sale, sul lato tra l'imbocco di Strada Ricasoli e l'inizio della parallela "Via Mazzini".

L'edificio venne costruito verso la metà del Trecento, nell'area in cui sorgeva la Chiesa di San Giorgio, come punto di raccolta e di distribuzione del sale che veniva estratto lungo la costa. Sembra che fin dall'VIII secolo si svolgesse l'attività di estrazione del sale dalle acque salmastre dell'antico Lago Prile (scomparso dopo le opere di bonifica) e dell'area paludosa attorno alla Torre della Trappola, a sud dell'abitato di Principina a Mare. L'estrazione del sale, che si svolgeva nel periodo primaverile ed estivo, era favorita dal clima mite con scarse precipitazioni e dalla conformazione del litorale; nel corso del Medioevo la produzione di sale assunse fondamentale importanza per la città, tanto che i Senesi riuscirono ad esercitare il controllo su questa attività molto remunerativa a partire dalla prima metà del Trecento.

Il Cassero del Sale si presenta come un fabbricato a sezione rettangolare che si articola su due piani, diviso in più abitazioni private; l'aspetto attuale è dovuto anche ad alcuni interventi di ristrutturazione avvenuti nel corso dell'Ottocento.

il Cassero Senese




















Il Cassero Senese (XIV secolo) è un imponente fortificazione lungo le Mura di Grosseto, situata nel complesso del Bastione Fortezza.

Assieme a Porta Vecchia, il Cassero Senese è l'unico elemento architettonico della cinta muraria di epoca medievale che è stato risparmiato durante i lavori di ricostruzione delle mura, avvenuti nella seconda metà del Cinquecento.

Dopo essere stato per molti secoli l'elemento centrale del sistema difensivo della città di Grosseto, il cassero ospitò il Distretto Militare tra la metà dell'Ottocento e la seconda guerra mondiale; negli ultimi decenni del secolo scorso, una serie di lavori di restauro hanno permesso il recupero e la riqualificazione dell'intera struttura.

Il Cassero Senese si presenta come un basso ma imponente torrione a sezione rettangolare, rivestito esternamente in travertino; la cinquecentesca terrazza sommitale coperta presenta invece il parapetto in laterizio.

Sul lato che si affaccia all'esterno delle mura, lungo la via di circonvallazione, sono degni di nota lo stemma bianco e nero di Siena e il caratteristico doppio arco, dove quello a sesto acuto spicca evidentemente al di sopra di quello tondo ribassato; le rifiniture sono in travertino e marmo nero. La doppia porta che si apre era l'antica Porta di Santa Lucia, che costituiva un punto di accesso al centro storico lungo la cinta medievale.

le Mura

























Le Mura di Grosseto costituiscono il sistema difensivo del centro storico di Grosseto. Sono uno dei rari esempi in Italia di cinte murarie pervenute pressoché integre fino ai giorni nostri. La città di Grosseto sorse a seguito del definitivo abbandono della vicina Roselle. Già dai suoi albori, furono realizate opere fortificate difensive; una prima cinta muraria fu ultimata nel corso del XII secolo.

Dopo una lunga serie di rimaneggiamenti, distruzioni e ricostruzioni avvenute nel corso del periodo medievale, nella seconda metà del Cinquecento Francesco I de' Medici commissionò s Baldassarre Lanci i lavori per la riqualificazione dell'antica cerchia, che portarono alla costruzione delle mura esagonali, tuttora conservate: l'opera fu interamente completata nella primavera del 1593.
Occorsero oltre 19 anni per ultimare i lavori di realizzazione della nuova cerchia muraria in stile rinascimentale, vi furono impiegati molti detenuti, che vennero prelevati dalle prigioni in seguito ad apposito decreto. Contemporaneamente, vennero realizzate anche altre grandi opere, necessarie all'approvvigionamento idrico della città, sempre su commissione di Francesco I de' Medici: nel centro cittadino furono costruite una serie di cisterne sotterranee per la raccolta dell'acqua piovana, risorsa da sempre assai scarsa nella zona, e per la sua distribuzione alle varie abitazioni.
Le mura esagonali furono dotate agli angoli di imponenti bastioni difensivi, la quasi totalità di forma pentagonale, muniti a loro volta, presso il vertice più esterno, di posti di guardia, le cosiddette garitte o casini; la Cittadella del Cassero Senese venne ulteriormente protetta inoltre da una coppia di bastioni della medesima forma ma di dimensioni minori, rivolti verso l'interno. Si conservano tuttora gallerie di servizio, magazzini e ridotti. Ambienti e percorsi sono pavimentati con mattoni disposti a spina di pesce.
Sino al 1757 le mura furono circondate da un fossato esterno e da un argine di terra battuta. Vi erano due porte principali, una a nord, Porta Nuova, e una a sud, Porta Vecchia, chiamata in passato "Porta Reale". A queste si aggiungevano diversi passaggi più piccoli, le (postierle), facilmente difendibili.
Con Leopoldo II, furono demolite nel 1855 quasi tutte le torricelle e la quasi totalità delle garitte, ingentilendone l'aspetto e trasformando il tutto in passeggiata pubblica alberata.
Un bombardamento distrusse, infine, una delle ultime garitte rimaste, il Casino delle Palle situato presso il Bastione Maiano, all'interno del quale si conservavano alcuni affreschi; le uniche due garitte pervenute intatte fino ai giorni nostri si trovano sul Bastione di Santa Lucia e su quello della Vittoria, baluradi che costituiscono il lato del Bastione Fortezza rivolto verso il centro cittadino.
La realizzazione dell'antica cinta muraria medievale iniziò contemporaneamente alla fondazione della città di Grosseto.
I lavori ebbero inizio nel corso del XII secolo e l'opera non fu praticamente mai terminata, susseguendosi nel tempo varie modifiche, distruzioni e ricostruzioni che modificavano più volte, nel corso del tempo, la primitiva cerchia muraria.
In epoca precedente era presente un limitato sistema difensivo a protezione della parte meridionale dell'attuale centro storico, ove sorgevano la perduta Chiesa di San Giorgio e la Rocca aldobrandesca, anch'essa scomparsa, che costituiva il fulcro fortificato della cinta muraria primordiale che delimitava unicamente l'originario insediamento castellano.
Nonostante i ripetuti interventi apportati all'infrastruttura difensiva, in epoca medievale furono realizzati due pregevoli monumenti di architettura militare, successivamente inglobati lungo le mura rinascimentali, da cui ben si distinguono: la Porta Vecchia e il Cassero Senese.
Il tracciato medievale delle mura comprendeva ben quattro porte: oltre a Porta Vecchia a sud, vi erano le perdute Porta Nuova a nord, Porta di Santa Lucia a est (porta del Cassero Senese non più lungo il perimetro delle mura) e Porta di San Michele a ovest, demolita per consentire l'ampliamento della cerchia in epoca cinquecentesca.

Mura medicee

I lavori di ricostruzione delle mura esagonali furono commissionati a Baldassare Lanci dalla dinastia dei Medici, nella persona di Francesco I, nella seconda metà del Cinquecento.



La realizzazione della nuova cinta muraria in stile rinascimentale comportò la quasi completa demolizione delle preesistenti mura medievale. I lavori proseguirono per ben 19 anni e, nel 1593, venne posto un imponente stemma mediceo presso il Bastione Fortezza a testimonianza del completamento dell'opera e della sua grandiosità.
Durante i lavori di costruzione delle mura cinquecentesche furono demoliti numerosi edifici preesistenti, che si venivano a trovare lungo il tracciato della nuova cerchia. Questi inevitabili effetti collaterali determinarono, tra l'altro, la scomparsa di alcuni complessi religiosi, quali chiese, conventi e monasteri, che dovettero lasciare il posto ad una più imponente cinta difensiva.
Nel corso dell' Ottocento l'intera cinta muraria fu trasformata completamente in parco pubblico cittadino con un percorso che si snoda lungo viali alberati. Una volta completata l'opera di riqualificazione venne abbattuta la Porta Nuova e spianata l'area attorno per permettere il prolungamento di Corso Carducci; venne sistemata una cancellata al posto della preesistente porta che poi fu definitivamente rimossa nella prima metà del Novecento.
Sempre nella prima metà del Novecento venne realizzata una nuova porta ad arco ribassato, denominata Porta Corsica, lungo il tratto delle mura tra il Bastione Cavallerizza e il Bastione Molino a Vento. Da alcuni anni sono in corso lavori di restauro in vari tratti delle mura per poter riportare la monumentale cinta muraria agli antichi splendori.

La cinta muraria

Il Bastione Santa Lucia e il Cassero Senese visti dall'interno delle muraLa cinta muraria di Grosseto, che si articola nel complesso per 3 km, è costituita da una serie di bastioni, da un cassero e da due porte di accesso; si presentano, nell'insieme, come uno dei rari esempi di architettura militare tardorinascimentale.
La porta di accesso al vertice meridionale, Porta Vecchia, è la più antica della città e si apre poco a destra rispetto al Bastione Cavallerizza, con il quale chiude sul lato meridionale Piazza del Sale.
Procedendo in senso orario, ritroviamo la novecentesca Porta Corsica e, successivamente, il Bastione Molino a Vento, situato al vertice sud-occidentale della cinta muraria. Proseguendo ulteriormente si raggiunge il Bastione Garibaldi al vertice nord-occidentale.
L'estremità settentrionale della cinta muraria, un tempo chiusa dalla Porta Nuova, è stata parzialmente abbattuta per permettere il prolungamento di Corso Carducci, la via principale del centro storico, da cui è possibile accedere da entrambe le parti verso la passeggiata pubblica che si snoda sopra le mura attraverso dei viali pedonali. Proseguendo sempre in senso orario, poco oltre l'area della Porta Nuova, si trova il Bastione Rimembranza.
Il vertice nord-orientale della cinta muraria presenta il Bastione Fortezza, che delimita al suo interno altri due bastioni, il Bastione della Vittoria e il Bastione di Santa Lucia, presso il quale sorgono anche la Cappella di Santa Barbara e l'imponente Cassero Senese con la Porta di Santa Lucia; in questo tratto della cinta muraria si apre anche la Piazza d'Armi.
L'ultimo tratto di mura tra il complesso del Bastione Fortezza e Porta Vecchia coincide con il lato sud-orientale, il cui vertice chiuso dal Bastione Maiano.